“E lunedì mattina, mentre con la valigia e l’ombrello, in piedi davanti al parapetto, aspetti di scendere a terra, incomincia a piacerti davvero.”
Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca
Sono nato a Siracusa e, da che ho memoria, le barche hanno sempre esercitato il loro fascino su di me.
Ricordo i pomeriggi a passeggiare allo sbarcadero, il porto piccolo di Siracusa: lì si può trovare ancora qualche barca di legno, quelle barche impregnate di storie così belle da dipingere. Costeggiavamo il porticciolo e si camminava lungo una passerella che si staglia sul mare, fino quasi a toccare la costa di Ortigia.
Da ragazzi, in estate, si andava al largo a nuoto, un po’ per una sfida con se stessi ed un po’ perché il mare è sempre stato un compagno di vita. A turno uno di noi stava ai remi del pattìno, pronto a raccogliere chiunque si fosse stancato durante la traversata. Ed è così che, a pensarci bene, ho imparato a remare.
Ricordo le vogate e i colori delle barche che davano vita alla regata dei quartieri storici che si tiene ogni anno. Una gara in cui ogni quartiere partecipa con il proprio gozzo: un’imbarcazione lunga e appiattita, tipicamente siracusana, utilizzata per la pesca.
Ricordo che in barca il vento aveva il gusto della salsedine.
Ed ora che dipingo, le barche hanno assunto ancora più fascino: disegnandole ho imparato ad apprezzarne i particolari, i riflessi del mare o della sabbia sulla vernice degli scafi, i giochi delle cime.
Man mano ho sperimentato diversi modi per dipingerle, ne ho studiato le prospettive e i modi in cui si riflettono sull’acqua, così ho deciso di raccogliere tutti questi studi e magari presto proverò a condividerli.

Giovadibla
Sono un acquerellista pleinair
e preferisco dipingere paesaggi urbani e rurali dove il tempo rallenta.
