Abito in un paesino non molto distante da Bologna, ed ho la fortuna di poter passeggiare ogni giorno lungo una stradina che costeggia dei campi coltivati.
È una stradina dove passano pochissime automobili, di rado si incontra qualche casolare e se la percorri al mattino puoi sentire un gallo cantare e incontrare un pavone che attraversa la strada. Lo abbiamo chiamato Leo, anche se questo lui non lo sa.
È un momento molto meditativo, uno dei miei preferiti. Una poesia di Franco Arminio recita:
Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro,
vai a fargli visita prima di partire
e quando torni.
[…]
Ecco quella stradina è probabilmente il mio angolo sacro. Non so nemmeno dirti il perché, ma passeggiare e stendere lo sguardo sui campi coltivati mi regala un grande senso di pace: la mente si svuota per riempirsi, al ritmo dei passi, dei mille particolari delle campagne.
Questo inverno, con il terreno ancora brullo e pronto per essere arato, mi chiedevo cosa sarebbe spuntato da lì a qualche mese e nell’attesa ho dipinto un acquerello. Faceva troppo freddo per stare all’aperto e questa volta ho preferito lavorare in studio, al caldo e con una tazza di tè.
Passano i giorni e una mattina eccole lì, le prime spighe. Da quel momento, ogni volta che percorrevo la stradina, prendevo nota dell’altezza, del colore che avevano al mattino o al pomeriggio, le studiavo come il contadino che aspetta il giorno per la raccolta.
Ed un giorno ho pensato che fosse il momento giusto per dipingere nuovamente il campo: la mattina all’alba, quando le ombre sono più morbide, ho preparato tutto il necessario e sono uscito di casa senza far troppo rumore. Ho dipinto il lato del campo più illuminato, quello da cui si vede parte della serra del fioriaio del paese.
A quel punto sapevo già che da lì a breve avrei voluto dipingere le balle di paglia ed un pomeriggio le ho trovate poggiate sul campo, già sistemate per essere ritratte.
L’unico inconveniente era il trattore che le stava già portando via: sono andata a prendere tutto il materiale in fretta e mi sono sistemato lungo il bordo del campo, ho cercato di catturare il più possibile con la matita. Man mano che il trattore avanzava io arretravo per darmi qualche istante di vantaggio, mi sono fermato accanto ad un camper e ho ripreso a dipingere.
Ho continuato fino a quando, dal camper, non è arrivato il suono di una tavola apparecchiata e l’odore della cena a ricordarmi che era il momento di rientrare a casa.
Alla fine mi sono reso conto di aver dipinto seguendo il ritmo delle spighe, mi sono appoggiato al loro tempo senza avere mai avuto il desiderio che fosse diverso.
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Giovadibla
Sono un acquerellista pleinair
e preferisco dipingere paesaggi urbani e rurali dove il tempo rallenta.
